mercoledì 30 marzo 2016

QUEL P...NELLO SPECCHIO


E' strano domani guardandomi allo specchio,
per la prima volta mi sono chiesto:
Sai cosa vorrei?
per un pò sono rimasto perplesso.
l'altro, la mia immagine riflessa,
mi fissava, un pò accigliato.
Chissà cosa pensava?
per un pò l'ho fissato anch'io.
di colpo mi è venuto spontaneo chiedergli:
Perché non parli?
Perché non mi chiedi cosa vorrei.
Sono tanti anni che mi vivi accanto.
freddo, taciturno,
certe volte vorrei prenderti a schiaffi.
Mai una volta che ti ribelli.
Mai una emozione.
Senza batticuori. Mai una lacrima.
Un rimpianto. Un urlo di gioia.
Credi che per me sia stato facile?
Tanti anni, tanti sbalzi,
tanti addii, tanta rabbia.
Euforia alle stelle.
Mentre tu vegeti sulla luna.
Non vedi che il tempo passa.
Non ti accorgi che chi è andato non ritorna.
Nonostante la tua calma
a volte mi sembri più vecchio di quel che sono io.
Fai bene a non parlare,
almeno non ti pentirai di sbagliare.
Ora te lo posso dire, vorrei che tu parlassi,
almeno una volta, prima che esco da quella porta.
Altrimenti spengo quella luce,
lasciandoti ancora al buio a piangere la tua sorte.

giovedì 24 marzo 2016

Versi di Costantino Posa


INTOLLERANZE
Nei tuoi occhi pioggia come inchiostro
che non ha trovato pagine
dove poter scrivere dei limiti del tempo.
Nel tuo cuore vento come foglie
che non hanno mai trovato rami dove fermarsi.
Sulla tua pelle gelo come neve
scesa dai tuoi pensieri.
Nella tua mente muro come pareti
che non lasciano vedere che di là c’è lei
in attesa dei tuoi versi
e dei morsi sulla pelle.
Non hai mai pensato
che di là oltre il nulla
ci può essere l’urlo
del futuro mai sperato.
Nei tuoi occhi solo pioggia come lacrime
generate dai brividi mancati.
Nel tuo cuore sento voglie
che non hai mai provato.
Dio solo sa quanto ti è mancato.

TUTTO è VITA.
Nel libro dei miei pensieri
C’è tutto quello che m’importa.
Le ferite della gente
Che rilegano ogni pagina.
Di rosso il tradimento
e le lacrime del pentimento.
Le gioie, come feste contadine
e le siepi del mistero
Che rende forte la mia vita.
Le parole come frecce indovinate
e le risposte come aghi in un pagliaio.
Le pareti che delimitano
e il vento che travolge.
Spinge forte, non si ferma.
A volte supera la mente.
I ponti che collegano
e i dirupi che inghiottano.
Le pagine che si staccano
Sono le stagioni che passano.
Mentre i visi e le voci
Sono stelle del firmamento.
Alla morte dico aspetta.
Aspetta ancora un momento.


QUEI SILENZI CHE NON SANNO MENTIRE.
Ci sono parole che ci confondono.
Ci fanno sentire più soli.
Si nascondono nei silenzi.
Ci fanno sentire impotenti.
Ci sono parole urlate al vento.
Sfuggono via.
Ci sono parole che non hanno senso.
Usate spesso senza ritegno.
Ci sono parole come piatti in faccia.
S’inventano il dire.
Ci portano via
da chi non vuol capire.
Ci sono parole come lame.
Sottili tra le gole tagliate
e stendardi al sole neri.
Sembrano rossi di vergogne e fuoco.


LE CAMPANE SUONERANNO ANCORA.
Natale senza renne
E neve bianca.
I fuochi d’artificio
L’uomo inerme
Li ha subiti tutto l’anno.
Natale piange
La mancanza di umanità
Come il vento caldo
Di un deserto
Che si ostina
Ad essere viltà.
l‘occidente è un serpente
e l’oriente è la sua testa.
E’ questione di mentalità.
Chi si esalta è fuori tempo.
Chi si fa saltare
era già assente prima per metà.
Natale senza penne
e Biancaneve.
Natale urla.
Si sente un po’ dimenticato.
Natale geme.
Si aspetta la bontà
o almeno un po’ di pietà.


SFUMATURE DI VOCI.
La brezza solleva il tempo
Oltre un filo forsennato
del non sempre è possibile.
A dettar legge il vento.
Solo lui sa quando è il momento
di spingere oltre.
Nel silenzio c’è sempre un tono
che ci dice dove andare
e le spine diventate morbide
non sanno più ferire
se di là c’è la luce
che nel buio scalda il cuore.
Quante voci si son perse
tra le nubi, ormai non ci penso
se la brezza, vento debole
fa leva al tempo.
Quel passaggio graduale
tra una voce e l’altra
ci dice, oltre un filo spinato.

Tutto è ancora possibile.

mercoledì 16 marzo 2016

SE MIGRAR.


Era ieri, dalla mia terra rossa
di speranza, vergogna e sangue
coperta a tratti dalle ombre,
bagnata dalle lacrime
di un dover scappare via
a tutti i costi.
Un prezzo da pagare
per non dover mai più
scrivere nella sabbia
che il vento adirato
per rabbia cancella via.
Non era solo l'uomo
e la donna da salvare,
ma le parole e idee
da urlare e di diritto
da tramandare.
Chissà perché ieri scacciata
esiliata come l'oggi evitata
o a stento accettata.
Ho anch'io sangue rosso d'occidente
piango, soffro, muoio e se posso
torno a morir ancor d'oriente.