giovedì 29 ottobre 2015

CI PENSO.




Mi sento come la fine dell'inverno
quando il freddo si mescola
col tiepido inizio della primavera.
Mi sento come un immagine diversa
riflessa di uno specchio del tempo.
Mi sento come la fine di un inferno
quando la vita e la morte si mescolano
s'intrecciano come anelli di una catena
che non potrà mai dividersi.
Mi sento come la forza di un vento che spinge.
come pagine di un libro che sa solo raccontare
di come sia bella l'aurora.
Quella che da sola mi dice: " Ci penso "
Sarai per me...Sarai nonno soltanto per me.

venerdì 23 ottobre 2015

L'INVERNO SI TINGE D' AURORA.


La pioggia era solo un mezzo per non sentirsi aridi.
Mentre i semafori dai colori ribaltati non si spengono mai.
Ci rimane la sete rabbiosa e le forbici
per tagliare tutto quello che non ci sta bene.
Come le cose mai fatte.
Mi prendo la stanchezza, quella data dal tempo.
Un pugno al silenzio, quello che non ha mai detto nulla.
Cerco il tintinnio della pioggia in una luce d'inverno.
Sono le lacrime di gioia per la piccola aurora.

giovedì 22 ottobre 2015

VENTO...Costantino Posa


Adesso mi dici vento
perché?
non asciugasti, mai, 
le lacrime che versai.
Dov'eri? 
quando il fuoco mi bruciava dentro.
Dov'eri? 
quando quella mano scivolò via.
Mi dici vento
perché?
non portasti ancora,
suoni, profumi, parole e carezze
nei vortici del silenzio
del mio cuore.
Vento
perché?
ogni tanto non fermi
il treno degli addii.
Perché ogni tanto
non spingi controvento
e fai in modo
che almeno lei ritorni.

mercoledì 21 ottobre 2015

FOGLIA ARIDA...Costantino Posa

 
Scrivevo al vento
anche quando
era inesistente.
Anche nei giorni
senza vento.
Aspettando
inutilmente
il cadere di una
foglia arida.
Ferite mai
rimarginate.
Fughe senza
ritorni.
Si è acceso un buio
tra i raggi
di luce immensa,
lasciando
soltanto tracce
a chi tace
e
per non dormire
pensa.

” I miei tempi lontani “ .


La mia vita non è stata soltanto lavoro. Ho avuto nel proseguo del mio tempo, tante altre attività.
Occupazioni a cui mi sono dedicato nel tempo libero. Da piccolo, come tutti i bimbi, non ho fatto altro che correre dietro a un pallone. Non c’era giorno in cui, come fossimo a Milanello, non si organizzava almeno una partita di calcio. Altrimenti, anche in due o da solo, passavo ore ed ore ad allenarmi. Il mio campetto privato era la strada adiacente alla mia casa. La porta avversaria era il muro delle case vicine. Quanti tiri, quanti vetri rotti, quanti lampioni sbriciolati, quanti gatti occasionalmente venivano presi di mira. Mi esaltava il far parte di una squadra. Il motto era quello dei famosi Moschettieri: “ tutti per uno , uno per tutti ”. Sfide incrociate con rappresentative di altri rioni della mia città. E poi i tornei al campo regolamentare. Campo dove in seguito, crescendo, ho partecipato anche a gare di atletica leggera: cento metri piani, gare di fondo, staffetta e salto in lungo. Mi cimentavo in tutto, anche con ottimi risultati. Poi la bicicletta, uno spasso, magari anche senza freni. E poi l’importante era sempre partecipare e confrontarsi con gli altri.
Da ragazzino altro sport preferito, se così possiamo chiamarlo, era quello di effettuare, ogni tanto, una vera battaglia con spade e scudi di legno. Prendendo spunto dai film in auge in quel periodo, con grossa meticolosità, preparavamo l’arsenale e poi formati i due schieramenti si dava vita agli scontri. Teatro di battaglia era una piccola collinetta. I romani in alto sulla collina e gli altri, guerrieri barbari all’assalto, alla conquista di Roma. La sera si tornava a casa bastonati di brutto, lividi dappertutto, mani sanguinanti e in alcuni casi, improvvisati cerotti in testa, ma almeno Roma era salva.

sabato 3 ottobre 2015

QUEL SILENZIO INUTILE.


I bagliori delle loro penombre, piccole cose inutili
rese enormi nel silenzio del non sapere cosa dire.
In fondo al mare un immenso oceano
di pensieri, stracci umani, ultimi resti di chi non ce la fa
e poi non dire: " Sei solo mia" se poi taci
e non riempi il cuore di tanti miei baci.
Non ci sarà mai un silenzio
che non faccia mai un gran baccano.
Tuona d'impeto lasciato, rimbomba l'eco soffiato
nei cuori soli, ad ascoltare il vibrar delle parole
caparbiamente tenute strette come fossero gemme preziose
a coprire quei battiti se pur impetuosi di tanti amori mai stati veri amori.
Calpestati, feriti, spesso sostituiti e facilmente dimenticati.