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Visualizzazione dei post da Marzo, 2015

SE SI POTESSE APRIRE QUELLA PORTA

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In un attimo amo il senso del perché?
C'è sempre tempo per decidere
se andare avanti,
mentre il vento del scontento
entra prepotentemente
nella vita di tutti i giorni.
In un attimo che segue
raccolgo i pezzi sopravvissuti
alle menti senza senso.
Le ali sono fatte per volare
e non infrangersi
sulle rocce dei vuoti
e bui pensieri avversi.
In un attimo sento l'eco del perché?
non hai almeno risparmiato gli altri.
In un attimo c'è sempre il tempo
per decidere
se andare ancora avanti.

OSSERVANDO IL CIELO BUCATO DI STELLE.

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Quando si è soli o si pensa di essere soli, le voci dei grandi fiumi che scorrono passano velocemente. I pensieri e i ricordi sono come foglie secche e rami trasportati dall'acqua. Li vedi e pensi che ormai non torneranno mai più. La corrente è sempre più forte. Le acque dei fiumi non sono come le onde del mare che spesso ritornano. Le acque vanno sempre in un senso, è come se il tempo, il tuo tempo, abbia smarrito il senso del tempo. Il tuo tempo diventa pagina di un libro già letto. Nessun altro tornerà a leggerlo. Persino il fragore di quelle acque dopo un pò non lo senti più. Nella secca accanto soltanto ceppi di legna. Quelli da bruciare per il tempo che resta. Quando si pensa di essere soli, spesso si è veramente soli, mentre i fiumi dei ricordi, delle gioie e dei tormenti passano sempre più velocemente.

CI SEGUE ROSSO DI VERGOGNA.

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Come è possibile, il tempo non si riconosce più. E' marzo, ma i fiori non ci sono. La primavera cancellata, sostituita da quell'altra odiata. Le mimose ormai sparite e la pelle piena di ferite. Le rondini che non passano e i prati senza bimbi che giocano. Solo sigle reinventate. Il vento non ha più forza, dentro geme e scende lentamente. Come se il tempo segnasse l'ora sbagliata. Ci vorrebbe un vento capace di sollevarci, mentre emerge spesso la ferocia di un uomo apparentemente normale. A volte sembra che facciamo di tutto per apparire sempre meno uomo. E' come prendere un gelato in un tempo ormai ghiacciato. Che cosa resterà del senso da lasciare agli altri? Restauri di facciata e le ferite, crepe che non si fermeranno mai, narcotizzate dall'amore verso nessun essere vivente.

UNA PANCA STANCA

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Seduto sulla mia panca fatta di travi vecchie e stanche. In compagnia dei richiami alla mente. Inseguo il cadere delle foglie d’autunno che mai si posano in terra spinti da un impeto d’aria di trascurati fremiti.